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 PERIODO THINITA : I e II Dinastia

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Arwen
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MessaggioOggetto: PERIODO THINITA : I e II Dinastia   Ven Nov 04, 2011 11:09 pm

PERIODO THINITA

(3000 – 2700 a.C.) Non si sono trovate testimonianze certe dell’esistenza del famoso Menes, presunto fondatore della regalità faraonica, ed è anche possibile che il suo nome nasconda diversi re ma, per contro, esistono dei documenti che riguardano il periodo immediatamente precedente l’unificazione del paese. A Ieracompoli, che sembra fosse la capitale del sud in quel periodo, si sono trovati monumenti che raffigurano un re, chiamato il re Scorpione, che combatte gli egiziani. Sembra che il potere del re Scorpione si sia esteso fino a nord di Menfi, mentre il re che unificò l’Egitto sarebbe stato Narmer, il suo successore.
Questo re è rappresentato su una paletta mentre combatte contro gli egiziani, ma, in questo caso, già indossa le insegne di re del sud e del nord e quindi riassume nella sua persona l’unità del paese: lo Scorpione e Narmer sarebbero gli ultimi faraoni della “dinastia zero”. Dei cinque secoli in cui avrebbero regnato le prime due dinastie sappiamo poco. La capitale era Thinis, presso Abido, dove sono state trovate le tombe dei faraoni della prima dinastia, mentre le grandi sepolture di Saqqara, che si credeva fossero sepolture reali, appartengono agli alti funzionari che erano imparentati ai faraoni.
L’evoluzione storica dell’Egitto è la medesima sotto le due dinastie, ed è caratterizzata dallo sviluppo della scrittura e dall’organizzazione dell’apparato reale, fatti che sono collegati, poiché lo sviluppo della scrittura è stato favorito dall’estensione dei poteri reali e viceversa. I re sono adesso abbastanza forti da inviare delle spedizioni fuori dall’Egitto, nel Sinai, a cercare delle pietre preziose, o in Nubia e nel deserto arabico. La monarchia si rafforza a poco a poco, ma non ci è dato di sapere se, in questo periodo, è già cosi “assoluta” come nell’Antico Regno.
Un fatto però è certo, lo stesso che caratterizzerà la regalità egiziana fino alla conquista greca: la sua natura religiosa, poiché il faraone è un “dio in terra”. Sia la cerimonia d’incoronazione che le feste religiose hanno un duplice valore, amministrativo e religioso, il sacro non è separato dal civile e il funzionario può anche essere, come del resto il faraone, un sacerdote. Sembra che la burocrazia si sviluppi in questo periodo ma anche se si sa che è organizzata in maniera fortemente gerarchica, non si sa quanto sia specializzata. Prosegue lo sviluppo economico del paese e in un paio di occasioni è certo che fu lo stesso faraone a occuparsi della creazione dei canali per l’irrigazione, della cui manutenzione si occupava uno dei funzionari più importanti, il nomarca (dal greco nomòs e archéo, “governo”), il governatore provinciale cui faceva capo tutta l’amministrazione locale.
Queste prime dinastie rappresentano quindi l’epoca in cui la civiltà egiziana si dà la sua forma definitiva, mentre, nelle epoche precedenti, si erano raggiunti gli obiettivi materiali indispensabili al suo sviluppo: la conquista agricola del paese, l’elaborazione delle concezioni religiose, della lingua e della scrittura, l’apprendimento delle tecniche di lavorazione del metallo, della tessitura e della ceramica, ecc. In questo periodo la civiltà egizia si trasforma in un regno politicamente unito. L’archeologia e i testi religiosi permettono di ricostruire grosso modo la storia dell’unificazione sia del paese che dei due gruppi antagonisti che si sono poi fusi in un unico regno, ma né l’una né gli altri danno chiarimenti circa la nascita dello Stato faraonico cosi come appare nelle epoche successive. Si sa che, fin dalle prime dinastie, c’era un solo re, e che il paese era diviso in province con a capo un alto funzionario, ma questo è un risultato a cui non si conosce come gli egiziani siano arrivati.

I Dinastia
(3100 +/- 150 a. C.) Le prime testimonianze archeologiche della I Dinastia si devono ad Amélineau. Con l’aiuto di fondi forniti da privati, egli iniziò alcuni scavi ad Abido nel 1895, proseguendo i lavori verso occidente fino a raggiungere un basso contrafforte del deserto, detto l’Umm el-Kacab, la Madre dei Vasi, dagli innumerevoli cocci che ricoprivano il terreno. In questa remota località, distante più di un chilometro e mezzo dai campi coltivati, s’imbatté in un gruppo di tombe di mattoni a forma di pozzo, che in seguito si rivelarono appartenenti ai re della I e della II dinastia. Egli ne contò sedici.
Petrie, qualche anno più tardi, riuscì a disegnare la pianta delle tombe ed a ricuperare un gran numero di oggetti importanti fra i quali recipienti in pietra con iscrizioni, sigilli di giare, tavolette d’ebano e d’avorio, e varie stele stupendamente scolpite e di imponenti dimensioni.
Nel 1897 Quibell, eseguendo scavi a Kom el-Ahmar, quasi di fronte a Edfu sulla riva opposta del fiume, fece una sensazionale scoperta. Era noto che qui sorgeva l’antica Nekhen, menzionata in certi titoli ufficiali dell’Antico Regno, detta poi dai Greci Ieracompoli dalla principale divinità del luogo, il dio falco Horo. La grande scoperta di questi scavi fu la famosa Tavoletta di Narmer. Non occorreva molto acume per individuare in questo oggetto un indiscutibile anello di collegamento fra il tardo periodo predinastico e l’inizio di quello protodinastico.
Prima di Narmer è opportuno però parlare di un re ancor precedente che, in mancanza di un equivalente fonetico, viene chiamato il re Scorpione.
Gli studiosi ritengono che Narmer non fosse altri che Menes in persona. Molti fatti collegano Menes a Menfi, primo fra tutti il fatto che, secondo gli storici, fu proprio lui a fondare la città.
L’importanza di questa grande città durante la I dinastia fu rivelata dagli scavi condotti al margine del deserto occidentale, qualche chilometro più a nord.
Dopo le scoperte di Abido gli studiosi erano convinti di esser venuti in possesso degli autentici sepolcri dei primi faraoni, il che pareva confermato dall’affermazione di Manetone che i re della I e della II dinastia provenivano da Tjene (Thinis), città nei pressi di Abido. Ma le maggiori dimensioni e la grandiosità delle tombe menfite facevano ora nascere il sospetto che fossero queste le vere tombe regali protodinastiche e la questione si faceva ancor più complicata con la scoperta di mastabe isolate, non meno imponenti e appartenenti allo stesso periodo, a Tarkhan, qualche chilometro a sud di Lisht, a Giza e anche più a nord, ad Abu Roash.

II Dinastia
(3000-2700 a.C.) La II dinastia di Manetone, composta di nove re originari di Thinis, presenta problemi ancor più intricati della precedente. Dei nomi manetoniani quattro sono identificabili negli elenchi regali ramessidi, sebbene abbiano subito gravi deformazioni; ma occorre un notevole acume per dimostrare che il Tlas di Manetone deriva da un re Weneg, conosciuto solo attraverso frammenti di coppe immagazzinate nelle gallerie sotterranee della piramide a gradini.
Le liste dei re ne enumerano undici, invece dei nove di Manetone, ma solo per quattro si è trovato sui monumenti conferma della loro esistenza.
Esistono prove fondate di rapporti, amichevoli o meno, fra gli ultimi re della II dinastia e i paesi del Nord. Non solo alcuni sigilli attribuiscono a Peribsen l’epiteto di “conquistatore di paesi stranieri”, ma vi è anche motivo di credere che fu lui a introdurre il culto di Seth nel delta nord-orientale.
Le cifre totali fornite da Manetone (253 anni per la I dinastia e 302 per la II) non sono naturalmente attendibili, e altrettanto improbabili sono i complessivi 450 anni che si ricavano dalla Pietra di Palermo per le due dinastie. Ma qualunque ne sia la durata, questo periodo bastò per dare alla civiltà dell’antico Egitto quell’impronta particolare che distingue in modo così marcato i suoi resti da quelli dei paesi vicini.

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