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 Antico Regno : III, IV, V, VI Dinastia

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Arwen
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MessaggioTitolo: Antico Regno : III, IV, V, VI Dinastia   Ven Nov 04, 2011 11:12 pm

Antico regno

(2700 – 2200 a.C.) Come non c’è stato un taglio netto fra l’epoca eneolitica e le prime dinastie, non c’è neanche una netta separazione tra queste e l’inizio dell’Antico Regno, il cui fondatore, Djoser, secondo re della III dinastia, era figlio di Khasekhemuy, ultimo re della seconda; sono i perfezionamenti tecnici raggiunti, soprattutto nell’architettura, che permettono di parlare di una nuova dinastia.
L’avvenimento più importante del regno di Djoser, quello che giustifica la classificazione dell’Antico Regno in un periodo diverso dai precedenti, è lo spostamento della capitale dalla zona di Abido a Menfi (l’Antico Regno viene a volte chiamato menfita). È durante il suo regno, probabilmente, che l’amministrazione reale si complica ed egli si fa perciò affiancare da un aiutante, un primo ministro di nome Imhotep Da diversi indizi, si sa che Djoser ha continuato l’opera dei re della prima dinastia, promovendo azioni militari verso la Nubia e proseguendo una politica che sarà poi quella di tutti i re dell’Antico Regno, visto che gli egiziani di questo periodo sembrano essere più preoccupati dai loro confinanti a sud che da quelli a nord-est.
Un testo di epoca tarda fa risalire a lui la prima penetrazione egiziana in Nubia, ma sembra che già il re Djer (I dinastia) era arrivato fino alla seconda cataratta e quindi il testo si riferisce probabilmente all’annessione della Nubia più che a una sortita militare. Un’altra zona molto frequentata dagli egiziani in cui si recò anche Djoser, come è testimoniato da un’incisione rupestre, era il Sinai, dove c’erano miniere di pietre preziose, e forse anche di rame, indispensabili all’artigianato e alla religione egizia.
La IV dinastia è quella dei costruttori delle grandi piramidi e dovrebbe essere tra quelle su cui si hanno maggiori informazioni e invece l’unico re di cui si conosce qualcosa e il fondatore, Snofru, figlio di Unis. I monumenti ci sono, perfetti, testimonianza irrefutabile di una civiltà molto avanzata sia sul piano tecnico che amministrativo, ma prove certe, su questi aspetti, non esistono.
Un racconto egiziano del Medio Regno svela le origini leggendarie della V dinastia. Vi si narra che la moglie di un sacerdote di Ra avrebbe concepito con il dio i primi tre faraoni. È certo che il culto del dio solare Ra aveva, in quest’epoca, un importanza primaria, non solo a causa delle origini della dinastia, che proveniva da Eliopoli dove il dio era adorato, ma anche perché il clero di questa città contribuì alla presa del potere da parte della stessa dinastia. Comunque sia, da quel momento in poi i faraoni assunsero il titolo di figlio di Ra e l’impronta della religione sulla vita regale si evidenzia già dai nomi dei faraoni, in cui Ra appare quasi sempre.
La religione solare apporta delle modifiche all’architettura dei numerosi templi che ed è in quest’epoca che furono compilati (se non proprio composti) i Testi delle Piramidi. Sembra che la V dinastia, per quanto riguarda la politica estera, fosse più interessata all’Asia, non si sa se perché di lì attaccata o semplicemente perché voleva estendere la propria influenza in quelle zone. Alcune spedizioni militari furono condotte nel Sinai, in Asia e in Libia.
Per la VI dinastia si hanno numerose testimonianze dell’attività di Pepi I, soprattutto decreti per la fondazione di opere pie, molto importanti per studiare il diritto egiziano in un’epoca cosi antica. Come i suoi predecessori, Pepi sorveglia la Nubia e ordina numerose spedizioni contro gli asiatici, anche se sembra che il paese nemico non fu mai occupato, e che l’esercito egiziano vi compisse soltanto delle incursioni. Durante questo periodo continuò la pacificazione della Nubia e vennero inviate spedizioni commerciali a Biblo e nel paese di Punt, cioè lungo la costa africana del Mar Rosso, nella zona dell’attuale Eritrea.
Con Pepi II inizia la decadenza dell’Antico Regno forse perché in vecchiaia (regnò oltre novant’anni!) egli non è più stato in grado di mantenere l’unità del paese, che, in effetti, si fondava soltanto sulla sua persona.
L’Antico Regno, che termina con la VI dinastia, fu un periodo di grande prosperità per l’Egitto. Fu l’apogeo della regalità faraonica. Il re viene considerato a tutti gli effetti dio in terra, per cui lo si teme e gli si obbedisce, e sotto la sua guida sicura, l’Egitto conosce una prosperità economica che ritroverà solo difficilmente e a intervalli irregolari. Non esistono molte informazioni circa i contatti esterni che l’Egitto ebbe in questo periodo, ma il fatto che a Biblo vi fosse un tempio dedicato a divinità egiziane, indica che i contatti non si sono limitati alla conquista della Nubia, che resta pur sempre la grande impresa dell’epoca.

III Dinastia
(2700-2630 a. C.) E’ la prima dinastia della quale è possibile stilare una lista abbastanza precisa dei faraoni che la compongono. Inoltre è la prima della quale sono arrivate sino a noi prove certe sotto forma di manufatti monumentali in pietra. Il primo faraone della III dinastia fu Djoser, la cui importanza come fondatore di una nuova epoca è messa in risalto nel Canone di Torino dall’uso eccezionale dell’inchiostro rosso. La sua impresa maggiore fa la grande piramide a gradini di Saqqara.
Il merito tuttavia più che a Djoser stesso va attribuita al suo celebre architetto Imhotep. Manetone, lo storico greco, gli attribuisce l’invenzione dell’arte della costruzione in pietra; il grande monumento funebre di Djoser fu infatti il primo costruito interamente con quel materiale. I diciannove assegnati a Djoser sembrano un periodo breve per portare a termine la sua piramide. Più credibili sarebbero i ventinove concessigli da Manetone, se nei suoi elenchi della III dinastia non contasse nove re, tutti con nomi non identificabili eccetto Tosorthros (Djoser), i quali avrebbero regnato per un totale di duecentoquattordici anni.
Della III dinastia ci rimangono, oltre alla piramide di Djoser, le rovine di un tempio costruito dallo stesso faraone a Eliopoli, oltre alle rovine di altre due piramidi attribuite ai successori di Djoser. Alcuni studiosi inoltre attribuiscono alla III dinastia anche la piramide di Maydum, altrimenti attribuita a Snofru.

IV Dinastia
(2630-2510 a.C.) La IV dinastia è forse la più conosciuta dell’intera storia egizia. I nomi dei suoi tre sovrani più famosi fanno parte del bagaglio culturale di ciascuno di noi. Cheope, Chefren, Micerino, grazie alle grandiose opere realizzate sono un caposaldo della storia antica.
Con la IV dinastia si sviluppa appieno l’architettura della piramide che nella dinastia precedente era nata come evoluzione della mastaba. Le piramidi della IV dinastia nascono da un’idea di piramide pienamente formata e la magnificenza raggiunta da questi monumenti non sarà più eguagliata nei secoli successivi, addirittura sino ai giorni nostri, visto che la grande piramide di Cheope è ancora oggi la più grande opera mai costruita dalla mano dell’uomo e, come altezza di opera umana interamente in pietra, è superata solamente dalle torri della cattedrale di Colonia, costruita più di quattro millenni dopo.
I nomi Cheope, Chefren e Micerino sono la versione ellenizzata tramandataci da Erodoto dei nomi reali dei tre sovrani (Khufwey, Khafra, Menkaura). Il fondatore della dinastia fu Snofru, il quale sposò una figlia di Huny, l’ultimo faraone della dinastia precedente.
Snofru fu un grande costruttore di piramidi, gliene si attribuiscono ben tre, e di notevoli dimensioni. Sia Snofru che i suoi immediati successori furono sovrani molto potenti, non si spiegherebbe altrimenti la riuscita nella realizzazione delle loro grandi opere; dopo Micerino però le fortune della dinastia sembrarono decadere rapidamente. La terza piramide fu terminata frettolosamente e arredata all’interno da Shepseskaf, il solo altro re della IV dinastia riconosciuto legittimo dai contemporanei e dalla Tavola di Abido.
Che qualcosa di grave sia accaduto verso quest’epoca si può dedurre dal fatto che Shepseskaf scelse per la sua ultima dimora la zona sud di Saqqara e si fece costruire non una piramide, ma una tomba che, a parte le pareti inclinate, ha la forma tipica dei sarcofagi di quel periodo. La gente del posto chiama questa tomba Mastabat el-Faraun. Questa tomba fu imitata poco tempo dopo a Giza in un monumento talvolta denominato la piramide incompiuta o la quarta piramide. Apparteneva alla madre di un re di nome Khantkawes; da quest’ultimo avrà origine la V dinastia.

V Dinastia
(2510-2350 a. C.) Esiste a Giza un monumento talvolta denominato piramide incompiuta o quarta piramide. Gli scavi ne hanno rivelato l’appartenenza alla madre di un re di nome Khantkawes, il cui culto funerario fu mantenuto per tutta la V dinastia.
Sembra accertato che da Khantkawes ebbe origine la V dinastia, anche se questa tesi urta contro la tradizione raccolta da una narrazione del tardo Medio Regno, secondo la quale i primi tre re della V dinastia sarebbero stati figli trigemini di un semplice sacerdote di Ra. Quali che siano le origini della V dinastia, non possono esistere dubbi sulla diversità e sull’originalità del suo carattere.
Secondo la leggenda al figlio maggiore di Radjedef era stato predetto che sarebbe diventato gran sacerdote del dio sole Ra in On, la grande città conosciuta come Eliopoli dai Greci, ora un semplice sobborgo a settentrione del Cairo.
Non si ha conferma nè appare probabile che Userkaf, primo re della dinastia, abbia mai esercitato tale ufficio, ma è certo che sotto il suo regno la casta sacerdotale di Eliopoli incominciò a esercitare un’influenza senza precedenti. Occorre tuttavia osservare che, sebbene divenuto più intenso, il culto del sole in questo periodo non fu esclusivo come lo sarebbe stato più di mille anni dopo sotto Akhenaten, perché altre divinità, fra cui le dee dell’Alto e del Basso Egitto, erano parimenti venerate. Al predominio del culto solare nella religione si rispecchia in un mutamento avvenuto nei titoli reali. Fino a questo momento il nome di Ra compare solo nei cartigli di Radjedef, Chefren e Micerino. Durante la V dinastia Ra diviene un elemento pressoché costante come risulta dall’elenco ben accertato dei nove re che la compongono: Userkaf, Sahura, Neferirkara (Kakai), Shepseskara (Izi?), Neferefra, Niuserra (In), Menkauhor, Djedkara (Isesi), Unis.
Ma ciò che più colpisce è la presenza di un nuovo tipo di monumento che, per quanto ci risulta, fu invenzione originale della V dinastia e non fu più costruito dopo l’ottavo re: tempio per il culto solare.
Indubbiamente i nuovi adepti del culto solare non si sentivano all’altezza di onorare il loro dio con la magnificenza che i sovrani della IV dinastia avevano dedicato alla glorificazione della propria persona perciò, onde evitare confronti poco lusinghieri, costruirono i nuovi templi più a sud, a qualche chilometro da Giza.
Abu Gurab, un luogo che per molto tempo aveva portato il nome della piramide di Righa, rivelò i resti di un grande tempio del sole che si suppone copiato dal tempio di Ra-Atum ad Eliopoli. La pianta generale assomiglia a quella del consueto complesso funerario delle piramidi, con un edificio d’ingresso presso la valle, una rampa che conduce a un livello superiore e nel punto più alto invece della piramide e del tempio funerario un tozzo obelisco poggiato su un basamento quadrato a forma di piramide tronca. L’obelisco ricordava un’antichissima pietra che si trovava ad Eliopoli, detta beben, che simbolizza senza dubbio un raggio o i raggi del sole e forse etimologicamente significa “il radiante”. Si sa che dei nove re della V dinastia sei innalzarono templi del sole di questo genere ciascuno battezzato con un nome particolare come “Delizia di Ra”, “Orizzonte di Ra”, “Campo di Ra”, ma solo due sono stati individuati con certezza: quello di Userkaf e quello di Niuserra.
Sulla Pietra di Palermo gli unici due riferimenti a imprese non religiose dei faraoni della V dinastia riguardano viaggi nel Sinai alla ricerca di turchesi e a Punt, luogo di provenienza dell’incenso e di varie spezie. A eccezione di una campagna libica e della guerra asiatica nella quale fu comandante supremo Weni, pare che tutte le avventure oltre il confine dell’Antico Regno avessero uno scopo utilitario: viaggi per procacciare i materiali con cui saziare la passione del sovrano per l’edilizia, accrescere il lusso della sua corte e soddisfare le esigenze delle divinità da lui adorate.

VI Dinastia
(2350-2200 a. C.) Manetone fa iniziare la VI dinastia da un Othoès che s’identifica con il Teti successore di Unis degli elenchi di Abido e Saqqara. Sempre Manetone indica Menfi come luogo d’origine della VI dinastia, ed infatti tutte le piramidi dei suoi sovrani sono situate nella zona di Saqqara a poche miglia l’una dall’altra.
Fu proprio la piramide del terzo re, Pepi I, chiamata Mn-nfr, ” (Pepi è) insediato e bello”, a dare il nome alla grande città di Menfi in mezzo alla valle, di fronte a Saqqara.
Non si sa perché Teti sia stato considerato il fondatore di una nuova dinastia, ma è pressappoco verso questo periodo che si manifesta in pieno l’importante trasformazione avvenuta nel carattere del regno egizio.
Finita l’estrema centralizzazione del potere dei periodi precedenti, quando la più alta ambizione di un cortigiano era quella di ottenere una tomba all’ombra della piramide regale, la generosità del faraone riceveva ora un’ingrata ricompensa; le sue ricchezze incominciavano a esaurirsi mentre quelle dei nobili erano tanto aumentate ch’essi potevano quasi gareggiare con lui in potenza e importanza. Ovunque nelle vicinanze dei maggiori centri delle province erano sorti bellissimi cimiteri dove non solo i principi del luogo ma anche i loro dipendenti di grado più elevato cercavano di conferire alle proprie mastabe e alle tombe scavate nella roccia qualcosa dello splendore della capitale. Tuttavia benché avesse già preso salde radici tutta un’aristocrazia provinciale, non si deve supporre che il potere dei faraoni si fosse in alcun modo indebolito durante la VI dinastia.
Essa al contrario conta fra i suoi sovrani alcuni dei più grandi nomi della storia egizia, a giudicare dal numero dei cartigli sparsi in tutto il reame e dall’eco, giunta fino a noi, delle loro imprese e del loro energico spirito d’iniziativa. E’ vero che i monumenti alla loro memoria non possono stare alla pari come livello artistico con quelli della generazione precedente, e dimostrano anche scarsa originalità. L’esecuzione tecnica è scadente tanto che la maggior parte delle piramidi è crollata riducendosi a mucchi informi di rovine.
E’ anche scomparso quel religioso fervore che aveva indotto la V dinastia a dedicare quasi tutte le proprie risorse alla glorificazione del dio sole. I Testi delle Piramidi che coprono le pareti delle camere sepolcrali mirano solo ad assicurare nell’oltretomba il benessere del re defunto, identificato con Osiride.
Grande è l’abbondanza di documenti della VI dinastia giunti sino a noi. Da questi si deduce la tendenza generale al decentramento perché, anche se nominava a governatori delle province, o nomarchi, i più influenti personaggi provinciali (come Ibi nel nomo della Montagna della Vipera ), il faraone continuava a voler partecipare alla costruzione dei templi locali e ad arrogarsi il diritto di esentarne i dipendenti dagli obblighi più gravosi.

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