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 La Leggenda Di Tristano e Isotta

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Nimue
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MessaggioOggetto: La storia di Isotta e Tristano   Gio Giu 30, 2011 8:36 pm

Nessuno poteva immaginare quale struggente passione avrebbe acceso gli animi della bionda Isotta, principessa d'Irlanda, e del valoroso Tristano, cavaliere di Cornovaglia.
Il loro primo incontro avvenne in un momento di grande lutto per il regno irlandese, e causa di questo lutto era proprio Tristano.
Era l'epoca in cui sulle terre del nord governava re Artù e la vita degli uomini restava preda di misteriose forze magiche che avviluppavano il mondo. E proprio la magia stava preparando per Isotta e Tristano un triste destino.
Tristano era figlio del re di Leonois, un piccolo feudo delle terre di re Artù, che si estendeva a sud della Cornovaglia. La sua nascita, anzichè essere salutata dalla gioia, procurò un grande dolore a tutta la sua famiglia, poichè causò la morte improvvisa della madre.
Fu proprio la regina che, prima di esalare l'ultimo respiro, quasi consapevole del crudele destino riservato al figlio, scelse per lui il nome "Tristano" che significava "creatura senza felicità".
L'infanzia e l'adolescenza del principe trascorsero tuttavia alquanto serene: il ragazzo ebbe un'educazione adatta al suo rango e, quando fu abbastanza grande, venne mandato in Francia. Qui apprese la lingua dei cortigiani e l'arte della guerra, imparò subito a suonare l'arpa e a cacciare con grande abilità.
All'età di diciotto anni, ormai adulto e forte, Tristano decise di recarsi in Cornovaglia presso l'inaccessibile fortezza di Tintagel, che sorgeva su uno scoglio roccioso al largo della costa, protetta dal mare ed esposta alla furia dei venti.
Qui si trovava la corte di re Marco, suo zio. Il giovane, ambizioso e in cerca di gloria, era venuto a conoscenza che il sovrano cercava un valoroso cavaliere per risolvere una controversia nata con il re d'Irlanda, Agwisance, cui doveva annualmente versare dei tributi.
Qualche tempo prima, infatti, re Marco si era rifiutato di pagare la somma consueta e ciò aveva provocato l'incontenibile ira del re irlandese il quale, tramite suo cognato Moroldo, aveva imposto al re di Cornovaglia un ultimatum: pagare o sfidare lo stesso Moroldo a duello.

Re Marco si ostinò a rifiutare il tributo e si rifugiò nell'isola di Tintagel, in attesa che qualche suo valoroso suddito accettasse di sfidare Moroldo. Tutavia, nessuno si fece avanti, finchè un giorno non si presentò Tristano, chiedendo di portare a termine quella difficile impresa. Così, un mattino di inizio primavera, dopo essere stato investito cavaliere del sovrano, il giovane veleggiò verso l'isola dove Moroldo era accampato in attesa del suo avversario.
Il possente guerriero irlandese lo aspettava con la lancia in posizione verticale e lo scudo al braccio; il suo viso non lasciava trasparire alcuna emozione. Con uno sguardo glaciale scrutò i lenti e precisi movimenti degli uomini di Tristano che armavano l'inesperto cavaliere.
Giunse il momento dello scontro. I due uomini, dopo il consueto rituale delle armi, iniziarono la sfida e, con le lance puntate, si lanciarono al galoppo l'uno verso l'altro.
L'impatto fu violento e fragoroso. In un attimo si ritrovarono a terra cavalli e cavalieri.
Tristano era ferito, ma malgrado il sangue che usciva copioso,riuscì ad alzarsi e a sguainare la spada. Moroldo fece altrettanto.
I due cavalieri erano uno di fronte all'altro, vicinissimi, e si scrutavano dalle strette feritoie delle visiere che coprivano i loro volti. Poi cominciarono a ruotare intorno, lentamente, attendendo il momento adatto per colpire. Improvvisamente si scagliarono in un corpo a corpo violentissimo, incrociando le loro lance alla ricerca del cuore dell'avversario e con foga aumentavano i colpi mirando al torace ed emettendo suoni simili a grugniti.
Moroldo era più esperto, ma Tristano più veloce e giovane.
A un tratto il cavaliere irlandese, stremato, iniziò a barcollare, ma riuscì a riconquistare vigore giusto in tempo per schivare il colpo mortale che stava per infliggergli l'avversario. Ricominciò il corpo a corpo, ma oramai Moroldo aveva esaurito le sue forze; cominciò ad ansimare e non riuscendo più a reggersi sulle gambe, cadde a terra con un grido sordo.
Allora, inesorabile, la lama di Tristano colpì l'elmo del guerriero irlandese e gli trapassò il cranio. Il colpo fu talmente violento che la spada del vincitore si spezzò e una scheggia rimase conficcata nella testa dello sventurato Moroldo.

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MessaggioOggetto: Re: La Leggenda Di Tristano e Isotta   Gio Giu 30, 2011 8:36 pm

La vittoria, tuttavia, non portò buona sorte al cavaliere inglese. Infatti la lancia con cui Moroldo lo aveva colpito all'inizio del combattimento era avvelenata e la ferita che gli aveva provocato non riusciva a rimarginarsi in alcun modo.
Giorno dopo giorno il coraggioso cavalierie perdeva le sue forze e, quando il veleno fu completamente assorbito, la sua energia venne meno.
Senza indugi re Marco fece chiamare le maghe che conoscevano i poteri delle erbe, ma nessuna formula riuscì a guarire il ragazzo. Dopo molti tentativi esse affermarono che l'antidoto alla malattia di Tristano si poteva trovare solo in Irlanda dove viveva Isotta, nipote di Moroldo nonchè figlia del re Agwisance. Correva voce, infatti, che la fanciulla avesse il potere di guarire qualsiasi ferita, perchè aveva ereditato questa dote da sua madre, che era una maga.
Seguendo tale consiglio, il re di Cornovaglia dispose subito che il giovane in fin di vita fosse accompagnato in Irlanda assieme al suo scudiero. Però raccomandò loro di non rivelare mai la propria identità, poichè sicuramente gli irlandesi non avrebbero accettato di curare Tristano e si sarebbero vendicati per la morte di Moroldo.
I due partirono a bordo di una grande nave e dopo alcune settimane, in una radiosa mattina di maggio, Tristano giaceva in una lettiga nel cortile della fortezza di re Agwisance: il suo corpo era magro, il viso pallidissimo.
Isotta lo guardò incuriosita, affacciandosi accanto al padre da una finestra della torre del suo castello. Non appena la vide, anche se ormai era debilitato e senza più energie, Tristano trovò la forza di sedersi. Poi prese l'arpa dalle mani dello scudiero e iniziò a suonare una melodia talmente dolce da riuscire a meravigliare anche gli stessi irlandesi, famosi per la bellezza della loro musica.
Questo gesto fu così galante e cortese che re Agwisance volle accogliere lo straniero nel suo palazzo come ospite e non come uno dei tanti poveri che ogni giorno imploravano di essere guariti.
Ricordando le raccomandazioni dello zio, Tristano disse di chiamarsi Tantris di Leonois e di essere stato ferito in un durissimo duello per difendere l'onore di una splendida dama.

Nelle settimane seguenti, Tristano e Isotta si videro molto spesso. I primi giorni il giovane era troppo debole per lasciare la camera dove era stato accolto, perciò la principessa trascorreva accanto al suo letto molte ore, medicandogli la ferita e assistendolo durante i febbricitanti deliri notturni.

Finalmente Tristano cominciò a migliorare e il suo corpo riprese fascino e il vigore di un tempo. Mentre re Adwisance e il suo popolo ancora piangevano la morte di Moroldo, Tristano era riuscito a conquistare i loro cuori e in particolare l'animo di Isotta, la quale era sempre più ammaliata dalla delicata melodia che il giovane diffondeva per i corridoi di tutta la fortezza.
Un giorno, mentre nel giardino del castello il suo ospite stava narrando alcune sue avventure cavalleresche, la regina notò che la lama della spada di Tristano era scheggiata e combaciava perfettamente con la scheggia estratta dalla testa di suo fratello Moroldo. La donna capì immediatamente l'inganno e corse dal consorte a denunciare Tristano e a chiedere che venisse ucciso.
Re Agwisance rimase profondamente colpito da quella notizia, ma decise ugualmente di non esaudire le richieste della moglie: riconobbe che il duello era stato onorevole e che Tristano era un giovane dall'animo nobile e fiero. Per salvargli la vita decise perciò di allontanarlo dall'Irlanda.
Isotta, vedendolo partire, pianse disperatamente. Poi, con un gesto, gli donò un anello e lo nominò suo cavaliere.
Tornato in Cornovaglia completamente ristabilito e pieno di nuovo vigore, Tristano parlò con grande ammirazione della bellezza di Isotta, ma riprese ben presto i divertimenti della vita di corte: partecipò con entusiasmo alle cacce, si iscrisse ai tornei, cercò nuovi amori, combattè con successo per la moglie di un cavaliere della Cornovaglia di nome Seqwarides.
Quest'ultima avventura però, non piacque affatto al marito della dama, che si sentì profondamente colpito nell'onore, ma non piacque nemmeno al re Marco, che nutriva una forte passione per la donna e vedeva nel nipote un temibile rivale. Così i due uomini cercarono un modo per vendicarsi, Seqwarides sfidò Tristano a duello, ma ne uscì inesorabilmente sconfitto, ricevendo in cambio una ferita che lo costrinse a letto per mesi.
Re Marco, invece, che tutti in Cornovaglia chiamavano "Re Volpe" per la sua furbizia, non volle affrontare Tristano apertamente, poichè più di una volta aveva avuto prova del grande valore del nipote.
Mise dunque in atto la sua vendetta agendo nell'ombra. Una notte, dopo aver indossato un'armatura, accompagnato da due fedeli cavalieri, tese un agguato al giovane che stava rientrando nella sua dimora.
Per nulla intimorito, Tristano riuscì a disarmare i tre uomini e, senza fermarsi neppure per togliere loro gli elmi, li lasciò a terra storditi e proseguì indisturbato il suo cammino.
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MessaggioOggetto: Re: La Leggenda Di Tristano e Isotta   Gio Giu 30, 2011 8:40 pm

Dopo quell'umiliazione la rabbia di re Marco si tramutò in odio. Nel frattempo la fama di Tristano era giunta sino a Camelot e all'orecchio dei cavalieri della Tavola Rotonda e del grande re Artù. Da più parti si vociferava infatti che il giovane cavaliere fosse, per coraggio e abilità, secondo solo a Lancillotto e che quindi l'uccisione di un siffatto eroe avrebbe portato disonore alla Cornovaglia.
Ancora una volta re Marco di Cornovaglia si impose la prudenza e, furbo com'era, ideò un piano diabolico per liberarsi una volta per tutte del rivale. Un giorno lo fece chiamare e, con voce suadente, gli chiese: "Valoroso nipote, concedimi un grande favore: voglio che tu torni in Irlanda e mi porti Isotta come sposa".
Tristano ebbe un attimo di esitazione: il compito che gli veniva affidato era alquanto difficile, poichè re Agwisance sicuramente non avrebbe mai dato volentieri in moglie la giovane figlia al vecchio Marco, nemico da sempre del suo regno. Inoltre egli stesso non era ben visto in Irlanda, da quando lo avevano riconosciuto come l'assassino del prode Moroldo.
Tuttavia re Marco era suo zio, nonchè colui che lo aveva nominato cavaliere, e questo onore richiedeva l'assoluta lealtà nei confronti del sovrano. Così, felice anche per l'inattesa occasione di un'avventura dopo tanta inattività, Tristano decise di accettare.
Il subdolo re Marco era riuscito nel suo intento: convinto che mai Agwisance avrebbe accettato la richiesta, era ormai certo che gli irlandesi sdegnati avrebbero ucciso il giovane cavaliere.
Avvenne però che proprio in quel periodo re Agwisance si trovasse presso la corte di re Artù per difendere il proprio onore, offeso dall'affronto del re di una lontana terra del nord. Tristano, quindi, si recò a Camelot e per due giorni e due notti cercò il re d'Irlanda finchè non lo trovò. Non appena lo vide, Tristano si offrì di combattere come suo cavaliere e di difendere la fama dell'intera Irlanda. In cambio, però, Agwisance doveva concedergli tutto quanto avesse voluto. Il vecchio sovrano accettò e Tristano, affrontando in duello il cavaliere avversario, lo sconfisse e dimostrò ancora una volta il suo valore.
Felici per la vittoria, Tristano e Agwisance tornarono insieme in Irlanda e il giovane fu accolto con entusiasmo dalla popolazione: vennero accesi fuochi nel salone della fortezza e il sovrano sorrise benevolo nel vedere lo sguardo radioso di Isotta fisso sul bel cavaliere. Una sera, alla presenza di tutta la corte, il re rammentò all'ospite che non aveva ancora chiesto la sua ricompensa.
"Dunque, adesso è giunta l'ora" disse Tristano un pò esitante. "Chiedo che mi sia data la bionda principessa Isotta, non perchè diventi mia sposa, ma perchè vada in moglie a mio zio, Marco di Cornovaglia".
Nella sala calò improvvisamente un silenzio gelido, rotto soltanto dal fruscio delle vesti della regina e delle dame di corte che accorsero accanto a Isotta per proteggerla e nasconderla.
Finalmente risuonò la voce di Agwisance che disse in tono solenne:"Ti ho dato la mia parola. Però ti concederò in dono tutte le mie terre se sarai tu e non il vecchio re Marco a sposare mia figlia".
"Sire" ribattè Tristano "Isotta è una fanciulla straordinaria e voi mi onorate concedendomela in sposa. Non posso però accettare l'offerta, poichè verrei meno alla promessa che ho fatto al mio re e il disonore mi seguirebbe per sempre".
Questo era vero e Agwisance lo sapeva bene: anch'egli aveva dato la sua parola a Tristano e ora doveva mantenerla.
"Isotta è tua, allora" gli concesse il re. "Se non sarai tu a sposarla, che vada in moglie al sovrano di Cornovaglia".
A quelle parole la fanciulla, dopo avere chinato il capo, divenne pallida come un fantasma, ma non parlò.

Un mattino di autunno tutto fu pronto per la partenza e il scintillante vascello intarsiato in oro messo a disposizione dal re salpò dalla costa irlandese. Isotta sedeva sul ponte con le mani in grembo, incurante dell'affacendarsi dell'equipaggio e dei discorsi cortesi di Tristano. Il suo sguardo era rivolto verso occidente, dove si vedevano le coste irlandesi svanire all'orizzonte.
Il cavaliere inglese era sconcertato dalla tristezza della giovane. Si sedette al suo fianco e iniziò a parlarle della Cornovaglia, degli splendori di Tintagel, del castello che dominava un alto promontorio, della generosità di re Marco. Malgrado tutto, però, l'unica risposta che ottenne fu lo sguardo mesto della principessa.
Un pò irritato, Tristano le disse: "Nobile principessa, ho qui una cosa che sono sicuro vi farà piacere: è un buon vino che la vostra ancella ha dimenticato sul tavolo della cucina. Bevetelo e vedrete che il viaggio vi sembrerà meno penoso".
Isotta scosse la testa per rifiutare, ma Tristano aprì ugualmente la caraffa dorata e subito un profumo inebriante si propagò dalla coppa che teneva in mano: un profumo fatto di fiori, di terra fertile, di aromi familiari. Il giovane bevve un lungo sorso della pozione, augurando una buona sorte alla sposa; dopodichè cercò di nuovo di convincere Isotta a bere anche lei e, mentre le parlava, osservò con ammirazione l'ombra delle ciglia della fanciulla, le sue guance, la sua figura armoniosa, il delicato contorno dell'orecchio. Quindi le si avvicinò, le pose la coppa nelle mani e la esortò:"Vi prego, bevete, Isotta!"
Fu in quel momento che le vite di Tristano ed Isotta cambiarono per sempre. Non appena la ragazza mndò giù il primo sorso gli innocenti sentimenti che li univano fino a quel momento si trasformarono in passione travolgente, eterna, una passione che era più forte di qualsiasi altro desiderio.
Non riuscendo a dominare i propri sentimenti, diventarono amanti su quel vascello, dimentichi di tutto e di tutti. La loro gioia fu immensa, indescrivibile. Tuttavia decisero di rispettare gli obblighi sociali che li costringevano. Giunti in Cornovaglia, Isotta sposò re Marco con una cerimonia solenne e Tristano si distinse fra tutti i valorosi cavalieri del regno durante i tornei dei festeggiamenti nuziali.
Isotta e Tristano continuarono però a essere amanti, incapaci di resistere al desiderio, incuranti di essere scoperti.
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MessaggioOggetto: Re: La Leggenda Di Tristano e Isotta   Gio Giu 30, 2011 8:42 pm

Un giorno avvenne l'irreparabile: i loro sguardi si soffermavano troppo a lungo e le loro mani s'incrociavano troppo spesso per non destare i sospetti del re, che alla fine trovò conferma ai suoi timori.
Durante un fresco pomeriggio di primavera, un fedele cavaliere di re Marco vide Tristano entrare segretamente negli appartamenti della bella Isotta e corse subito a informare il sovrano.
In preda all'ira, Marco si precipitò nella camera della sposa e vi trovò il nipote. Gli si gettò contro con la spada, ma il giovane riuscì a impossessarsi dell'arma e ferire a sua volta il re sul volto. La notizia si diffuse in un baleno per tutta la corte, ma i consiglieri del regno spinsero il sovrano ad arrendersi alla ragione di stato e alla prudenza. Grande era infatti il timore che Tristano decidesse di diventare cavaliere della compagnia di Artù e incitasse Camelot a muovere guerra alla Cornovaglia.
Così Isotta, Tristano e Marco continuarono per molti anni a vivere nello stesso castello, ma il sovrano, lacerato dalla gelosia, tentò in ogni modo di separare i due amanti: una volta allontanò Isotta da Tintagel, un'altra imprigionò il rivale, un'altra ancora lo cacciò dalla sua corte inviandolo in Bretagna. E addirittura, proprio durante questo esilio, il giovane cavaliere sposò una principessa di nome, anche lei, Isotta, ma dopo qualche tempo la abbandonò.
I due amanti, però, per quanto il re tentasse di tenerli separati riuscirono sempre a ritrovarsi, finchè un giorno, dopo essersi recato nelle stanze di sua moglie, Marco sorprese i due ancora insieme. Tristano stava suonando dolcemente l'arpa e Isotta lo guardava rapita,facendosi cullare dall'amorosa melodia dello strumento. Marco estrasse dal suo mantello un pugnale avvelenato e lo affondoò nel cuore di Tristano.
La donna urlò disperata, gettandosi sul corpo ferito dell'amante. Poi fece chiamare le sue ancelle e, come accaduto tanti anni prima, prese a curare Tristano giorno e notte, senza dormire nè mangiare, ma questa volta il veleno fu più forte della magia di Isotta.
Il giovane e prestante guerriero di un tempo languiva senza più forze fra le braccia della regina della Cornovaglia: il suo bel viso era irriconoscibile, la sua pelle senza più colore.
Finchè, in un giorno di autunno pieno di vento, il nobile cavaliere Tristano morì.
Isotta rimase accanto al cadavere del suo amante per giorni e giorni, ma non riuscì a sopravvivere alla sua perdita. Così, una mattina, la trovarono senza vita riversa sul corpo dell'adorato Tristano.
Le tombe che accolsero i due sventurati vennero tenute lontane, ma il potere dell'incantesimo non scomparve: sui sepolcri dei due innamorati fiorirono infatti due alberi che crebbero rigogliosi e s'intrecciarono l'uno all'altro anche dopo che i corpi degli amanti furono dissolti in cenere.
E re Marco non ebbe destino migliore: secondo alcuni venne ucciso da uno dei suoi cavalieri per vendicare Tristano, secondo altri fu imprigionato per scontare il crimine commesso.

FINE.

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MessaggioOggetto: Re: La Leggenda Di Tristano e Isotta   Mar Lug 05, 2011 9:55 pm

Un po lunghetto ma ne è valsa la pena... Non c' niente di meglio che leggere l'affascinante storia di Tristano ed Isotta stando spaparanzati sul ponte di coperta della mia nave pirata, al riparo dagli infuocati raggi caraibici...

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MessaggioOggetto: Re: La Leggenda Di Tristano e Isotta   Mer Lug 06, 2011 9:01 pm

lieta di avervi allietato con il mio racconto nei suoi lunghi viaggi caraibici
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MessaggioOggetto: Re: La Leggenda Di Tristano e Isotta   Gio Lug 07, 2011 2:58 am

Tristan ans Iseult had very sad life. I feel sorry for them. study

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MessaggioOggetto: La Leggenda Di Tristano e Isotta   Sab Nov 05, 2011 12:37 am

La Leggenda Di Tristiano e Isotta



La leggenda di Tristano e Isotta, di origine celtica, rappresenta uno dei più bei romanzi della letteratura cortese. Nonostante sia stato rielaborato più volte da un gran numero di autori, gli elementi fondamentali della storia non sono mai stati intaccati. L’amore adulterino, nato per errore, tra il nobile cavaliere Tristano e la bionda principessa d’Irlanda Isotta e la loro tragica morte, rappresentano i fattori portanti di ogni versione del romanzo. Si tratta di un amore peccaminoso ma allo stesso tempo irrinunciabile, destinato a finire solo con la morte degli amanti.
Al fine di portare la pace tra il regno di Irlanda e il regno di Cornovaglia, Isotta è costretta a sposare Marco, re di Cornovaglia e zio di Tristano.
La notte delle nozze Isotta e Marco avrebbero dovuto bere un filtro d’amore, preparato dalla madre di lei, che sarebbe servito a far innamorare per sempre gli sposi. Ma le cose non andarono come da programma. La pozione fu infatti bevuta per errore da Tristano che, assetato, ne prese un pò e offrì ciò che ne rimaneva ad Isotta. Così i due si innamorarono perdutamente, ma Isotta, fedele alla sua promessa, fu obbligata a sposare il re di Cornovaglia e a diventare così regina.

Quello tra Tristano e Isotta è un amore travagliato, illegittimo, drammatico e motivo di grandi sofferenze. Vivono la loro storia in gran segreto, ma la gioia che regala questo sentimento è di breve durata. Troppi sono i sensi di colpa dei due giovani amanti e il dolore provato per l’impossibilità di vivere appieno questa storia travolgente.
Un giorno il re Marco sorprese Isotta dormire insieme al suo amante. La reazione iniziale fu quella di uccidere entrambi. Il re notò però che tra i due, in segno di castità, giaceva la spada di Tristano. Colpito da ciò il re rinunciò alla vendetta, ma volle lasciare un segnale ai due amanti. Li avvertì della scoperta della loro storia sostituendo la spada di Tristano con la sua. Al risveglio i due giovani capirono immediatamente cosa era accaduto. Tristano, sopraffatto dai sensi di colpa, convinse Isotta a tornare dal suo sposo, mentre lui decise di passare il resto della sua vita in Bretagna, pensando, erroneamente, che la distanza potesse essergli d’aiuto per dimenticare la sua dolce amata dai capelli color oro.
La lontananza non durò però a lungo. Tristano, dopo un breve periodo di tempo, capì che la vita senza la dolce Isotta non aveva più senso per lui, il vuoto rappresentato dalla sua mancanza era incolmabile, troppo era il dolore provato, doveva assolutamente fare qualcosa per risolvere la situazione. Decise così incautamente di tornare dallo zio, fingendosi però pazzo. Il re Marco, che in fondo era una persona di buon cuore, si lasciò impietosire, e diede il permesso a Tristano di frequentare liberamente la sua corte.

La bontà del re di Cornovaglia non venne ripagata. Passarono solo pochi giorni e il giovane cavaliere innamorato riuscì a raggiungere il proprio obiettivo. Non fu difficile per lui trovare l’occasione per incontrare la sua Isotta. I due ricominciarono a frequentarsi assiduamente, di nascosto da tutti e soprattutto dal re Marco, sposo tradito. Quest’ultimo, tormentato da mille sospetti, iniziò a spiare il nipote. Non impiegò molto tempo a capire che l’amore tra il giovane e la sua Isotta non era mai finito.
Accecato dalla gelosia, questa volta non ebbe nessuna compassione e in preda ad un forte desiderio di vendetta decise di uccidere Tristano. Isotta, disperata, si gettò sul corpo del suo amato cavaliere e, per il forte dolore provato, si lasciò morire.

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