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 La Signora Delle Acque

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Arwen
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MessaggioTitolo: La Signora Delle Acque   Ven Dic 02, 2011 11:05 pm

L'estate non era ancora finita, anzi a metà Settembre nell'alta Valle le temperature erano ancora elevate, dal massiccio imbiancato di neve fresca, il forte riverbero abbagliava con la sua luce cangiante il cammino di Thannos, il giovane guerriero celta, doveva compiere una missione, di là dal gran monte, là dove nasceva Rhonos, il Reno. La missione consisteva nel prelevare le acque sacre della Dea, metterle in un'ampolla trasparente, ma molto delicata, bastava un piccolo urto contro una roccia, e l'ampolla, uscita dalle alchimie del popolo Etrusco s'infrangesse in piccole schegge, più taglienti della lama della sua spada. Le acque sacre della Signora, erano proibite ai mortali, Solo Thannos discendente diretto dal figlio d'Odino, poteva immergere le mani nel liquido infinito della fonte del Rhonos. Il rituale che si doveva ripetere ogni inizio della stagione autunnale, doveva contribuire a rigenerare gli altri due figli di Rhonos: il Rodano e il Ticino. La fonte primordiale del gran bacino imbrifero, doveva essere prelevata proprio alla caduta della prima neve. La Divinità era severissima con Chi non ne fosse degno.
Coloro che celavano sconsideratezze, venivano colti in flagrante, pietrificati dai vapori della grande cascata, posta a metà cammino, sul lato occidentale, di fronte ad un costone di roccia, il quale ingrandisce ogni volta che un pretendente si sottoponeva alla severa prova. Nella seconda metà di Settembre, il periodo in cui si manifestava, l'enorme valanga d'acqua, che la Dea faceva cadere dalla sommità della montagna da un punto quasi invisibile, s'ingrossava talmente da formare un'insormontabile barriera a chi proveniva da Sud. L'unico modo per sottrarsi al muro d'acqua era quello di mettersi al riparo su di una roccia posta al centro valle, che stava dalla parte opposta. Ii pretendenti dovevano arrampicarsi nudi su quelli che erano stati una volta degli uomini, ora pietrificati, dovevano raggiungere la cima del patibolo, scusate, lo sperone, alzare le braccia alla Dea, ed attendere che i vapori del tuono del diluvio lambisse loro la fronte. Chi avesse taciuto, nascosto anche un'infamia, avesse fatto una deturpazione ad un essere vivente, o avesse lordato le pure acque della Dea, ovviamente c'entravano anche i pensieri malevoli degli umani che essi tenevano celati.
Thannos era stato prescelto, per la sua lealtà, saggezza, vigore, volontà, non aveva mai infranto le regole d'Odino, sapeva rispettare, ogni essere o cosa che appartenesse alla Natura, sulle sacre Alpi, andava con umiltà e teneva in alta considerazione, i doni che la prodiga, incontaminata Natura, concedeva alle popolazioni celtiche. Thannos non aveva bisogno di dimostrare a nessuno al villaggio, che sarebbe diventato il capo e il Druido. Avvertiva il contatto con la trilogia d'Odino, come una cosa innata, da bambino aveva per compagno di giochi un enorme lupo grigio, che riteneva il pupo biondo un cucciolo del suo gruppo, un giovane capo branco. Una grande aquila dal ciuffo e dal capo bianco, veniva a posarsi spesso vicino la casa del fanciullo dai riccioli del Sole, era Odino stesso, come un comune nonno, si divertiva a vedere i giochi, dalla fantasia troppo sviluppata per un bambino di quattro anni, il suo contagioso sorriso, carpiva le concentrazioni della sua gente. Thannos era pronto alla prova: vincolato al giuramento doveva pronunciare un saluto alla Dea dell'acque, la Genitrice di tutti i fiumi, laghi, ruscelli, delle sorgenti, dei rivi, delle goccie di rugiada sui fiori; la lode del giovane celta , l'invocava così:

“ DEH! MAHTRONAE, CHE MAI RENDI IL TUO VOLTO, DEA DELLA SACRA FONTE DI VITA, RENDIMI FORTUNA E AMORE. CONCEDI IL DIVINO OVULO, ALLE STIRPI DI RHONOS. BENEDICI LE FORESTE, GLI ARMENTI, TONIFICA LE NOSTRE MEMBRA, CON LA TUA NATURA.”

Dopo avere pronunciato un atto d'amore e ringraziato la sua Signora, doveva correre, veloce come un cervo in alto, oltre ai 2000 metri, verso le sorgenti, la prima stava in Nord oltre la vetta della Montagna, la sorgente si celava con altre centinaia di rivi, Solo un bagliore azzurro, quando il Sole stava allo Zenith , per pochi attimi rilevava il punto esatto della sorgente, era il segnale che la Dea accordava al giovane Asi la presenza del pozzo magico del cristallo turchino: il limpido seme di Rhonos , doveva essere versato immediatamente, nei due embrioni del Ticino e del Rodano, Thannos doveva essere più veloce di un camoscio, saltare da masso a masso senza spargere nessuna goccia del fluido della vita. Lassù dove la Montagna ha un nome assoluto: gott'hard, Gottardo la roccia più compatta. Anche se le tre sorgenti , sono vicine, la distanza era considerevole, anche per un campione. Una gara con il tempo e gli Dei sulla tribuna: Odino, Thor e Freya osservavano il loro pupillo, gruppi di Asi e di Vani incitavano l'eroe. Nel cielo si formava un doppio, triplo arcobaleni incrociati, che delimitavano l'arena dell' Olimpo alpino: ad Ovest, vi si trova la sorgente del Rodano, verso Sud Est quella del Ticino, mentre versava il contenuto dell'ampolla, Thannos dove pronunciare la formula magica: "Tèh Nihn, Tèh Nahn", che doveva essere detta contemporaneamente, sopra le acque sorgive: se il rito era stato compiuto come i Dei volevano si rinnoverà si ripeterà sino alla fine dei tempi, la Signora dell'acqua continuerà ad assicurare la linfa della giovinezza e la vita a tutte le creature della Terra…

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