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 Frank Martin e i Folletti

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Cernunnos80
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MessaggioOggetto: Frank Martin e i Folletti   Mer Apr 25, 2012 4:57 pm

Quando lo vidi, Martin era un uomo magro e pallido, con un aspetto malato e una costituzione debole per natura. I suoi capelli erano di un chiaro castano ramato, la barba incolta, e le mani di una delicatezza e un candore singolari, dovuti, penso, sia al suo lavoro, di un genere facile e affatto pesante, sia alla salute cagionevole. In ogni cosa era giudizioso, assennato e ragionevole come chiunque altro, ma quando si trattava dei folletti, si mostrava di una ostinazione stranamente caparbia e irremovibile. A dire il vero, ricordo chel'espressione dei suoi occhi era singolarmente esaltata e vuota, e le sue lunghe tempie strette, teree ed emaciate. Ora, quest'uomo non conduceva una vita infelice, nè sembrava che la malattia di cui soffriva gli causasse pena o angoscia, anche se si potrebbe essere portati a pensare diversamente. Al contrario, fra Martin e i folletti esisteva la più cordiale intimità e i loro dialoghi - che temo fossero miserevolmente unilaterali - dovevano essere per lui fonte di grande piacere, poichè si svolgevano fra grandi risate e allegria, almeno da parte sua.
- Allora, Frank, quand'è che hai visto i folletti?
- Ssth! Ce ne sono due dozzine proprio adesso nella bottega (la sua tessitoria). C'è quel piccolo vecchio briccone che sta seduto in cima al battente, e tutto per farsi dondolare mentre sto qui a tessere. Accidenti a loro, sono i più grandi piccoli intriganti che esistano, ecco quello che sono. Guarda, ce n'è un altro sul boccale dell'appretto. Vai via di là, tu, brigante; o - che mi venga unaccidente - te la farò ben pagare se non ti decidi. Ah! piantala tu, ladro!
- Frank, non avete paura di loro?
- Io? O bella, perchè mai dovrei aver paura di loro? Tanto non hanno nessun potere su di me.
- E perchè non ce l'hanno, Frank?
- Perchè sono stato battezzato contro di loro.
- Cosa intendete dire?
- Beh, mio padre aveva detto al prete che mi ha battezzato di metterci dentro la preghiera giusta contro i folletti - e un prete quando glielo chiedono non può dire di no - e allora l'ha fatto. Perdio, mi è andata bene che l'ha fatto - (lascia stare il sego, tu, piccolo ghiottone - visto? C'è un ladruncolo che mi sta mangiando il sego) -perchè, vedete, loro avevano in mente di farmi re dei folletti.
- Possibile?
- E' la pura verità. Potete anche chiederglielo, e ve lo diranno.
- Quanto sono grandi, Frank?
- Oh, sono piccoli piccoli, con mantelli verdi, e le più belle scarpette mai viste. Ce ne sono due - tutti e due vecchie conoscenze - che corrono lungo il subbio d'ordito. Quel tipo con la parrucca a ricciolini si chiama Jim Jam, e quell'altro col cappello a tre punte si chiama Nickey Nick. Nick sa suonare la cornamusa. Nickey, suonaci qualcosa, o te la farò vedere io su, dai, "Le Rive del Lago Erne". Ssth, adesso - ascoltate!
Il poveretto, pur continuando a tessere più in fretta che poteva, prestava ogni possibile segno di attenzione alla musica, e sembrava gustarla proprio come fosse stata reale. Ma chi può dire se quella che consideriamo una menomazione non possa, dopo tutto, essere fonte di una felicità più grande, maggiore, forse, di quella che mai riusciamo a provare noi? Non ricordo chi sia il poeta che dice: Misteriose sono le tue leggi /Più bella la visione della vista/Mai la Natura il suo volto dipinse dolce quanto la Fantasia vagheggia.
Più d'una volta, quand'ero un bambinetto di circa sei o sette anni,non di più, mi ero spinto fino alla tessitoria di Frank per ascoltare, col cuore diviso fra curiosità e timore, la sua conversazione con i folletti. Dalla mattina alla sera la sua lingua si muoveva incessantemente quasi quanto la sua spola; ed era risaputo che di notte, ogni volta che si destava dal sonno, la prima cosa che faceva era di tirar fuori una mano e cacciare via, si fa per dire, i folletti dal letto.
- Fuori di qui, ladruncoli, fuori di qui subito, e lasciatemi in pace. Nickey, ti pare il momento di suonare la cornamusa, proprio quando ho voglia di dormire? Andatevene via ora, vedrete cosa avrete da me domani se ve ne andate. Farò di sicuro dell'appretto nuovo e, se vi comportate come si deve, può anche darsi che vi lasci grattare la padella. Su, da bravi. Ah, poveri diavoli, sono buone creature. Sono sicuro che sono andati via tutti, tranne il vecchio Berretto-Rosso,che non vuole lasciarmi. E poi l'innocuo monomaniaco ricadeva in quello che aveva tutta l'aria d'essere un sonno innocente. All'incirca in quest'epoca si diceva fosse successo un fatto molto sorprendente, che fece acquistare un bel po' di importanza a Frank Martin fra i vicini. Un uomo di nome Frank Thomas [...] aveva un bambino malato, ma di che cosa soffrisse non riesco a ricordarlo, nè del resto ha alcuna importanza. Una falda del tetto della casa di Thomas era costruita contro, o piuttosto dentro una fortezza chiamata Towny, o più esattamente, Tonagh Forth. Si diceva fosse abitata dai folletti e ciò che ai miei occhi le conferiva un carattere stranamente fosco era che sul lato volto a sud c'erano due o tre piccoli tumuli verdi che si raccontava fossero le tombe di bambini non battezzati, ed era considerato pericoloso e di cattivo augurio passarvi sopra. Ad ogni modo si era a metà dell'estate; e una sera, all'imbrunire, durante la malattia del bambino, si udi' sulla fortezza il rumore di una sega a mano. Il fatto apparve piuttosto strano e, dopo un po', alcuni di quelli che erano riuniti nella casa di Frank Thomas andarono a vedere chi mai potesse segare in un posto simile, o cosa potesse star segando a un'ora cosi' tarda, poichè era risaputo che nessuno, in tutto il circondario, avrebbe osato tagliare i pochi biancospini che crescevano sulla fortezza. Pensate voi la loro sorpresa quando, andati a verificare e dopo aver circondato e ispezionato l'intera zona, non riuscirono a scoprire traccia nè della sega, nè del segatore. Eccetto loro, infatti, non si vedeva nessun altro essere, nè naturale, nè soprannaturale. Ritornarono quindi alla casa e si erano appena seduti che il rumore riprese, a meno di dieci iarde di distanza. Fu compiuta un'altra perlustrazione, ma l'esito fu lo stesso. Questa volta, però, mentre stavano sulla fortezza, udirono la sega in un piccolo avvallamento circa centocinquanta iarde più sotto e completamente aperto al loro sguardo, ma anche così non riuscirono a scorgere nessuno. Un gruppetto scese immediatamente per cercare di scoprire che cosa potessero significare questo rumore singolare e questo lavoro invisibile; ma, giunti sul posto, sentirono che il rumore della sega, al quale ora si aggiungeva il picchiare di un martello e ilconficcarsi di chiodi, veniva dalla fortezza sopra di loro, mentre quelli che stavano sulla fortezza continuavano a udirlo nella cavità. Dopo uno scambio di opinioni, decisero di mandare qualcuno da Billy Nelson, a solo ottanta o novanta iarde di distanza, a chiamare Frank Martin. Presto Frank si trovò sul posto indicato e, senza un attimo desitazione, risolse l'enigma.
- Sono i folletti, - disse. - Li vedo, e vedo anche che sono ben indaffarati.
- Ma cosa segano, Frank?
- Stanno facendo una bara per un bambino, - rispose; - hanno già finito la cassa e adesso stanno inchiodando il coperchio.
Quella notte il bambino morì, e si racconta che, la seconda sera dopo il triste evento, il falegname chiamato per fare la bara prese una tavola in casa di Thomas e la portò nella fortezza, come banco di lavoro improvvisato; e - si dice - il segare e martellare necessari per portare a termine il lavoro erano esattamente uguali a quelli che erano stati sentiti due sere prima - nè più nè meno. Io stesso mi ricordo della morte del bambino e della costruzione della bara, ma credo che la storia del falegname soprannaturale non sia stata udita al villaggio che alcuni mesi dopo la sepoltura. Frank aveva tutto l'aspetto di un ipocondriaco. Al tempo in cui lo vidi doveva avere all'incirca trentaquattro anni, ma non credo sia vissuto ancora a lungo, per via della sua costituzione gracile e della salute malferma. Era oggetto di grande interesse e curiosità e spesso mi sono trovato presente quando veniva indicato ai forestieri come l'uomo che vedeva il "buon popolo".


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