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 S'Erchitu

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Cernunnos80
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MessaggioOggetto: S'Erchitu   Gio Giu 07, 2012 3:21 pm

L' Erchitu (S'Erchitu in dialetto) è una creatura leggendaria della tradizione popolare sarda. Secondo le antiche leggende della Barbagia (regione montuosa della Sardegna centrale) un uomo che ha commesso una grave colpa, per sortilegio, si può trasformare, nelle notti di Luna piena, in un bue bianco con due grosse corna d'acciaio. Si narra che questi esseri muggiscano per tre volte davanti alla casa di una persona destinata a morire di li a breve (il padrone di quella casa è "sentenziadu", ossìa condannato a morire entro l'anno). Talvolta sono accompagnati da diavoli che pongono due ceri accesi sulle loro corna e li pungolano con degli spiedi roventi. Per riassumere le fattezze umane l'Erchitu deve attendere l'alba e compiere l'imbrussinadura, ovvero andare a rivoltarsi per terra davanti a tre chiese o davanti a un cimitero (pare che questo rito fosse una specie di tributo che bisognava pagare alla divinità, perché consentisse al dannato di riprendere forma umana). Gli Erchitos possono liberarsi dal loro tormento solo se incontrano qualcuno coraggioso e forte, capace di spegnere i ceri in un solo soffio, oppure che sia capace di tagliare le corna che porta sul capo con un preciso colpo di scure.

L'Erchitu è conosciuto con nomi diversi, a seconda dei paesi. A Orgosolo è chiamato Voe travianu, a Ollolai Voe mulinu, a Mamoiada e Lula, Boe muliache, a Benetutti su voe corros de attalzu (il bue dalle corna d'acciaio), a Buddusò su oe mudulu.


Cimino, poeta sardo dell'Ottocento, lo descriveva così:

"Erchitu chi cumpassitu est a mie (Mi apparve sotto forma di Erchitu)

canno vit biu, in d'una notte vritta, (quando era vivo, in una notte fredda,)

muttat a boe postu 'e berritta, (diventò un bue con in testa il berretto,)

chi galu como nde tenzo paura. (ancora adesso ne ho paura.)

Annate, annate, accurrite a inie, (Andate, andate, accorrete lì,)

ma bos ponite cosa veneitta... (ma copritevi di oggetti benedetti...)

mi chi s'anima sua er maleitta (la sua anima è maledetta,)

e girat su munnu notte e die!
" (e gira il mondo notte e giorno!)

Cosi' Enrica Delitala, docente di Storia delle tradizioni popolari all’Università di Cagliari, parla dell'Erchitu nel suo libro "Fiabe e leggende nelle tradizioni popolari della Sardegna": "[...] Questi uomini che sono così condannati da Dio, quando la moglie e tutta la famiglia dormono, si alzano pian piano, si vestono, aprono la porta piano piano, e vanno dietro alla compagnia dei diavoli che stanno fuori. A poco a poco le gambe gli si fanno di toro, sulla testa gli vengono due grandi corna con la punta di acciaio, le braccia diventano zampe e si fanno tutte pelose, da dietro gli esce la coda, e cominciano a emettere muggiti che incutono terrore."

Voci popolari affermano che alcune persone avevano catturato l'Erchitu e, portato in una stalla, lo avevano assicurato ad un gancio di ferro. Il mattino dopo, per accertarsi che il bue non fosse scappato, andarono a controllare, e al posto del bue trovarono, legato al gancio di ferro, un uomo che piangeva.


Significato allegorico.
La leggenda dell'Erchitu è legata alla questione dell'espiazione di una colpa, una colpa che però non era stata condannata dalla giustizia umana, per via dell'omertà o per l'assenza di testimoni. Per cui la maledizione che colpiva i responsabili di gravi reati come l'omicidio, però rimasti impuniti, era vista come una sorta di punizione da parte della Giustizia Divina. L'Erchitu espiava il suo peccato mediante trasformazione in bue e soprattutto attraverso l'annuncio della morte, spesso violenta, di altre persone. Essendo le genti di Barbagia legate alle antiche ritualità pagane, può darsi che questo mito risalga a tempi remoti. Ma volendo trovare un significato cristiano a questa antica leggenda, il bue rappresentava colui che è sottomesso al giogo del peccato e che poteva essere redento attraverso l'aiuto di qualcuno che gli avesse tagliato le corna d'acciaio e quindi l'avesse liberato.


Il Carnevale Barbaricino.
Nel Carnevale Barbaricino, sono molti gli esempi dell'animale selvatico scortato e imprigionato da altri personaggi. Specialmente ad Ottana, c'è proprio la maschera del Boe scortato dai grotteschi Merdùles, che in qualche modo, ripercorrendo un antico rito pagano si può ricondurre in parte alla figura del boe muliache scortato dalla schiera di diavoli. Si può dedurre (anche se non con certezza), che per espiare le colpe di un'antica comunità, un uomo si travestiva da bue e, assumendosi il ruolo di vittima prescelta, liberava la comunità dai mali che l'affliggevano.


Riferimenti: Wikipedia, fonti varie su internet.

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